mercoledì 8 febbraio 2017

Pensieri aeroportuali

Aeroporto di Madrid, sono le 10 di sera, circa.
Il volo partirà in ritardo e, di conseguenza, arriverà in ritardo, per la gioia di molti.
Sto per andare nell'isola di Tenerife per la prima volta, dove l'inverno non esiste; solo una perenne stagione estiva per chi ha voglia di mare e di caldo 24 ore non stop.
Sono nel sedile vicino al corridoio (per me pessimo perchè preferisco quello al finestrino) e accanto a me ci sono due donne, madre e figlia.

Délia (la figlia) e Encarna (la vecchia).

Essendo un maschio di età compresa tra i 18 e i 35 anni, sarebbe estremamente semplice per me scrivere una lode sull'estrema figaggine della giovane spagnola, 'na roba esagerata che non le stacchi gli occhi di dosso neanche se starnutisci (che chi non lo sapesse, quando si starnutisce è impossibile tenere gli occhi aperti).
Invece, siccome sono originale, parlerò di Encarna, donna più assomigliante alla nonna che alla madre della biondona mozzafiato.
Non ho idea di quanti anni abbia, ma è il suo primo volo.
Per la prima volta nella vita guarderà il suo mondo dall'alto verso il basso.
Ha la classica tensione della prima volta in aereo: ha paura che caschi, che vada male qualcosa, che invece di alzarsi va a sbattere contro qualche montagna.
E' agitata, nervosa, si guarda attorno, ride; ripete nella sua testa e ad alta voce parole come "o diòs mio" e "o hija mia", alla quale tiene stretta la mano (la bonazza la libererà una mezz'oretta dopo, più che provata).

Ci siamo, l'aereo muove i suoi primi passi nel buio madrileno.

Encarna stringe ancora più forte la figlia, la hostess chiede di riaprire la finestra, l'aereo accellera e la donna ha gli occhi sgranati, adesso è il suo silenzio a spaventarla, solo l'aereo parla.
La punta si alza, il corpo viene spinto verso il sedile, le luci diventano piccole e Madrid torna a farsi vedere da dietro i muri del terminal 1. Encarna guarda di fuori, ed è felice. "Mira mira!" esclama alla figlia.
Guardo quella signora con ammirazione: alla sua età, ha ancora la forza di stupirsi, ha la felicità di provare un'emozione mai avvertita prima. Ha superato la tensione, l'oscurità e le nuvole inghiottono la Spagna. Ci sono tre ore di volo prima di atterrare, e quella donna è serena.
E ammetto che sono geloso della gioia di quella signora.


(ps: lei si chiama Lara Gut, è una sciatrice svizzera. Délia le assomiglia tanto)

2 commenti:

Nene ha detto...

tanta comprensione per la signora, anch'io stritolo le mani di chi mi sta accanto durante i voli in aereo.

Deriolend ha detto...

solidarietà a te irene!