venerdì 20 gennaio 2017

Camper, l'avventura comincia!

Il giorno in cui l'ultima ragazza a potersi definire la mia ragazza mi lasciò, avevo il morale sottoterra. Sentivo le mie emozioni ridotte al nulla.
E in quello stato catatonico cominciai a scrivere, senza che lo scorrere del tempo avesse significato. Oggi, riguardando quelle parole, ho deciso che continuerò a scrivere quello che avevo iniziato in quell'estate, per me vuota e insulsa.
Il titolo dell'opera è "Camper", parlerà di riscatto, di ricerca della propria identità e di avventura. Parlerà di vita, quella che vale la pena vivere. Quella che scegli.

PROLOGO

Il mio ultimo post. Che strano pensare ad una cosa così.
Se uno ci riflette bene, non è da tutti elucubrare questi pensieri. Non è da tutti neppure menzionare la parola “elucubrare”, e neppure “menzionare”.. chi le dice più?
Nonostante sia un gioco, un passatempo o qualsiasi cosa si possa credere, pensare che quello sarà l'ultimo post ti fa riflettere. Perchè ti da un gusto di definitivo, di ultimo giorno, magari del giudizio.
Oggi finisce tutto, domani sarà un'altra storia.

Ciao a tutti, io sono Mattia Cornero, ma questo lo sapete già. Volevo avvisarvi, ammesso che ve ne freghi qualcosa, che a partire da oggi non userò più i social. Sparirò per un po' di tempo, non so bene per quanto. Sarà davvero inutile provare a rintracciarmi. Mi dispiace se qualcuno ci potrà rimanere male, ma certe cose vanno così. Non vado ad ammazzarmi, tranquilli. Anzi è esattamente il contrario: vado a vivere.

Ma era necessario precisare che non vado ad ammazzarmi? Non è che adesso qualcuno mi arriva all'improvviso e mi rinchiude da qualche parte? Cioè.. io non voglio far preoccupare nessuno.. anche se annunciare la mia sparizione può far preoccupare qualcuno in effetti. E' inutile, non sono in grado neppure di pianificare la mia grande fuga. O meglio, non sono in grado di dare la lieta novella.
Almeno, per me è lieta.
Potevo anche evitare il “ammesso che ve ne freghi qualcosa” ora che ci ripenso. Sembra che quello a cui non importa niente sia io.
E non è forse così? Sto scappando da tutto e da tutti senza avvisare nessuno.
In fondo, se me ne sto andando via, un motivo ci deve essere. Qualcuno si farà fatto delle domande stanotte?
Io per esempio.
Ho un'emozione addosso mai provata fino ad ora. Non so come spiegarla. Mi verrebbe da dire “libertà”, ma è un concetto a cui non credo. Nessuno è davvero libero. Ognuno possiede qualcosa che lo tiene legato. Se non si tratta di oggetti o persone, si tratta di principi e stili di vita. O luoghi. O attimi.
Però mi sento più libero adesso. Sono una persona diversa. Vedo le cose con un piglio diverso: guardo i dettagli della vita che mi scivola intorno, come se per il momento non facesse parte di me. Li scruto, annuso; quella brace è destinata a qualcuno a cui chi l'ha preparata vuole bene, odore di compagnia e di famiglia. Odore di stare bene.
In casa mia il cibo ha sempre il solito odore: di frettoloso, di plastica, di un numero di serie, senz'amore né passione. Viviamo di passioni, senza si può anche morire e lasciar perdere tutto.
Io stavo per morire. Ma non di una morte fisica, quanto di una morte sociale e mentale. Mi svegliavo la mattina senza un motivo. Fosse stato per me, non mi sarei mai svegliato; era troppo difficile affrontare la giornata.
Ero senza ambizioni, senza un obiettivo e senza una raison d'etre. Che cacchio ci facevo al mondo? All'inizio pensavo che fossero solo dei momenti fugaci, delle nuvole rapide e una nebbia nel vento. Però ci ricascavo ogni volta in quella foschia.
Quando mi venne data la notizia della perdita del mio lavoro, quello per cui mi ero diplomato, laureato e quant'altro si può fare quando si tira su da solo un'azienda nata dal nulla, mi resi conto di aver perso tempo. Non era meglio se mi drogavo come facevano tanti?
O mi davo allo smercio clandestino di marmitte? Non sarebbe stato male, mi ci vedo un po'; con l'aria del tizio di cui fidarsi ma che in realtà è pronto a fregarti.
No, volevo fare il bravo ragazzo, volevo rigare dritto.
Volevo un sorriso al mattino.
Volevo il saluto di chi incontravo per strada.
Una telefonata da chiunque per sapere come stavo e cosa facevo la sera.
Evidentemente era troppo. O forse non faceva per me.
Perchè quando ti ritrovi con una casa ospitale, una moglie carina, una macchina nuova, un pc ultimo modello (imperdibile per il lavoro che faccio), un telefono a rate che so già di cambiare tra un anno per far posto al nuovo che avanza.. pensi di avere tutto in tasca.
La verità è che un castello può crollare.
La vita può crollare.
Dare per scontato tutto è l'errore più grande che si possa commettere. L'ho capito troppo tardi.
Quel giorno crollò la mia vita. E' rimasta in pausa per un periodo che non saprei calcolare con certezza, non mi interessavo più al giorno, o alla notte. Oggi torno a vivere.
C'è ancora un'ultima cosa da fare.

3 commenti:

attimiespazi ha detto...

sei un'ondata di freschezza nel tuo scrivere..

Deriolend ha detto...

ti ringrazio molto! anche se con questo clima sarebbe meglio essere caldi, più che freschi, che dici?

Alikea ha detto...

Freschi si definiscono anche i panni appena lavati. Con quell'odore di buono che ti apre un sorriso sul volto.