venerdì 27 gennaio 2017

Camper: capitolo 1 "Cioccolatini"

Mi piace il gelato. Ogni tanto sento davvero il bisogno sfrenato di leccarne un po'. L'unico gusto che non mi piace è quello al limone, mi fa venire sete. Per il resto, appena vedo un gusto dal nome strano lo prendo subito. Solo il gusto puffo non l'ho mai assaggiato: non credo che un gusto con un nome del genere meriti di essere assaggiato, o peggio essere pagato.
Mi piace il gelato anche se sono venuto a conoscenza che è un simbolo dell'insoddisfazione sessuale.
Ma dai?
Si.
Tra me e Laura le cose vanno discretamente bene a letto direi. O forse no. In realtà non so rispondere. Lo facciamo sempre nelle solite posizioni, e quando finiamo (o meglio quando io ho finito) il primo pensiero va al ripulirsi e al fare pipì. Pensavo succedesse a tutti, non è così. Alcuni si coccolano, anche se stanno insieme da anni e anni. Altri si rivestono e se ne vanno. Alcuni invece si mettono a chiacchierare del più e del meno. Noi due invece ci ripulivamo di tutto quello che ci poteva rendere non puliti e facevamo il turno per andare in bagno. Non sempre, certo. Ma se devo descrivere la mia vita sessuale standard, la definirei così.
Abitudinaria. Come il caffè alle 10.
Se non piacesse a nessuno dei due, qualcosa ci saremmo detti, no? O forse era il silenzio a dover dire tutto?
Quando ci siamo conosciuti non stava zitta un attimo. Avrei voluto tappargli la bocca, o per lo meno dirle di prendere fiato così da poter godere di UN singolo attimo di pace. Ho sempre resistito, non avrei potuto fare a meno della sua parlantina, ci teneva accesi. Io non sono uno che parla tanto, ma quando lo faccio è perchè ci tengo a dire tutto quello che voglio raccontare. Spesso annoio la gente, e quando lo faccio mi sento un po' colpevole. Ma a lei non importava. O meglio: era lei quella che doveva parlare, che doveva dire di tutto e di più, guai a interrompere il suo flusso di ciarle. Sapeva però ascoltare, ed entrare in empatia con me. Forse solo con me. Almeno, credo fosse così.

Presi un gelato al gusto malaga, tempesta scozzese e affogato all'amarena. Tempesta scozzese doveva essere qualcosa di inerente con la gazzosa, il sapore era quello.
Chissà perchè scozzese.
Avevo dieci minuti, poi dovevo rientrare in ufficio, c'era un cliente importante che sarebbe arrivato a breve. Il gelato mi rilassa, mi fa credere che tutto andrà bene e che non c'è niente di cui preoccuparmi. Quando arrivai non c'era il cliente ad aspettarmi, ma un maresciallo dei carabinieri. La mia segretaria non era abbastanza intelligente da ricordarsi che le forze dell'ordine, se piombano all'improvviso, evidentemente hanno un motivo ben preciso e non hanno bisogno di un appuntamento, quindi la scena che mi trovai davanti fu la seguente: un maresciallo intento a chiarire chi sono le forze dell'ordine, una segretaria con gli occhiali (un classico) che resisteva all'intento di urlare e due ufficiali che osservavano la scena come spettatori non paganti.
<< Cosa sta succedendo?>>
<< Signor Conero?>>
<< Si, sono io.>>
<< Avremo bisogno di lei per delle domande. Possiamo entrare nel suo ufficio? >> lo chiese come se fosse ovvio che dovevamo entrare nel mio ufficio. La mia segretaria stava per esplodere.
Entrammo dentro, non avevo abbastanza sedie in quella stanza, ma solo il maresciallo si mise a sedere, gli altri due restarono in piedi.
<< E' successo qualcosa di grave? >>
Lui usò un linguaggio molto più formale di quanto riesca a ricordare, se cerco di ripensare a quel momento lo sto dimenticando sempre di più, tanto era irreale. Ricordo solo alcune parole.
<< La sua commercialista sta derubando i suoi clienti di tutti i loro averi. In pratica ognuno di loro deve allo stato parecchi soldi perchè le loro cartelle esattoriali sono, come si può dire in gergo.. sballate. >>
La sua commercialista.
I suoi clienti.
I loro averi.
La mia commercialista si chiamava Laura Moretti. Era mia moglie.

Il cliente stava aspettando da parecchio fuori, e quando vide le forze dell'ordine uscire, ebbe paura di avere a che fare con qualcuno che frodava, derubava e chissà quali altri crimini avrei potuto commettere. Doveva entrare dentro, era il suo turno, ma aveva la diffidenza di chi compra Rolex a 20 euro. Disse qualcosa, poi se ne andò via facendo capire che non sarebbe più tornato. Questo evento l'ho proprio stracciato dalla mente.
I carabinieri mi avevano chiesto se ero al corrente delle truffe di mia moglie e se ne ero complice. Tornare a casa sarebbe stato davvero difficile quella notte.

Comprai una scatola di cioccolatini, li avevo finiti.

5 commenti:

Nene ha detto...

prende tantissimo questo racconto!

ah, il gusto puffo sa di zucchero

Deriolend ha detto...

Sono contento che ti piaccia! Purtroppo la prossima settimana non ci t,quindi ti toccherà aspettare per il seguito!

Deriolend ha detto...

Maledetto telefono..non ci t significa non ci sono!

Nene ha detto...

ahaah ok ok, sono una persona paziente (con un marito, un cane e un poercellino d'india per forza) aspetterò :D

Deriolend ha detto...

Ti manca un figlio vegano e celiaco e sei a posto