venerdì 15 gennaio 2010

La sofferenza va di moda (post polemico)

A differenza dei telegiornali,dei giornali,dei siti e di tutti quelli che vogliono parlare di questa vicenda,non metterò foto strappalacrime di bambini con fasciature insanguinate e non metterò link con scritto:GUARDA L'ORRORE DEGLI OSPEDALI o IL TERREMOTO DI HAITI POCHI SECONDI DOPO.
Intendiamoci:non voglio dire qualcosa che vuole urtare il sentimento comune di tutti noi che abbiamo visto cosa è successo alla tv e ne siamo rimasti scioccati,voglio fare una piccola riflessione su come la televisione guadagna a far vedere queste immagini.
Ciò che è successo va aldilà di ogni umano pensiero,noi che stiamo seduti in salotto a guardare la tv non siamo in grado di renderci conto di cos'è realmente successo,ed è inutile stupirci sul come e sul perchè ci siano stati gli sciacallaggi nei supermercati (reputo quest'ultima notizia ovvia e inutile,dato lo stato in cui versavano quelle persone prima e dopo il sisma).
Ma ciò che mi infastidisce (e non voglio che qualcuno mi dia ragione per forza) è il perchè i tg fanno vedere quelle immagini per un quarto d'ora di fila mentre tu,che torni da una giornata insulsa di lavoro,vuoi solo riposarti.
"Scuotere le coscienze"
Sono loro i primi che si dimenticano quando non ci sono più immagini di bambini o di gente piangente da mostrare.
Ho due piccole dimostrazioni ad argomentare la mia tesi (e tra l'altro mi riguardano anche da vicino,visto che abito vicino a questi posti):la prima è la tragedia di Viareggio.
L'avete vista tutti:il gpl che trasportava il treno rovesciato a terra e 32 persone bruciate (l'ultima volta che i tg ne hanno parlato i morti erano 31,ma poche settimane fa un'altra persona non ce l'ha fatta).
Domanda:avete visto foto di bambini?
Avete visto foto di vecchietti che piangono?
Alla prima domanda la risposta è no,alla seconda è si (ma non tanti).
Questo perchè in quei momenti non si ha voglia di raccontare ad un tipo col cappellino e la telecamera come ha perso i suoi cari (a meno che i viareggini non siano gente strana).
Berlusconi è venuto a Viareggio per dire che risolveva tutto,ma è stato accolto con fischi e insulti,questo non perchè la fede politica viareggina è di sinistra,ma perchè non si ha voglia di vedere uno che si gasa a fare l'eroe.
Ma questo i tg non l'hanno fatto vedere.Comunque se v'interessa ancora,le palazzine sono ancora degli scheletri bruciati,e a parte l'approvazione di un muretto tra la ferrovia e via Ponchielli (la via della strage) non è cambiato niente:nessun indagato,nessun colpevole ancora.Ma vedere gente senza casa non è abbastanza teleigienico.
La seconda tesi è più recente e riguarda l'esondazione del fiume Serchio.
Qualche casa allagata,nessun morto.Sembra quasi che la situazione si sia risolta.
In realtà,se passate da quelle parti,vi sembrerà di viaggiare sopra un lago,perchè non vedrete altro che acqua.Non vedrete i tetti delle case di Nodica,nè quelli di Vecchiano.
Un imprenditore stava per inaugurare una nuova stazione di benzina,ora non ce l'ha più.
Ma senza morti non vale la pena di parlare di queste cose,non c'è la sofferenza,non c'è nessun finale allegro se tutti si salvano subito.
Ora quella povera gente haitiana riceverà aiuto da tutto il mondo,e quando ci stuferemo di sentire Port au Prince,quando la gente comincerà a cambiare canale all'inizio dell'ennesimo servizio su quel terremoto,si tornerà ai pettegolezzi della nostra politica e alle inchieste sui motivi che portano Beckham dal primo al quinto posto nella classifica degli sportivi più amati dalle donne.

Se noi non partiamo per andare laggiù,abbiamo solo l'illusione di aiutarli con un sms,così la coscienza che i tg vogliono scuotere è a posto.

Anche se non so dove finiranno quei soldi,il numero per dare il vostro sostegno è il 48540.

6 commenti:

Erica ha detto...

Mi trovi pienamente d'accordo su questa questione. E' proprio quello che dicevo io ieri sera a cena mentre si guardava il tg5. Sono immagini atroci, che per dovere di cronaca è giusto anche mostrare, ma nelle dosi adeguate.
Lo scopo della mezz'ora di servizio sul terremoto è solo l'ascolto. Sono stati bravi a farcelo capire quelli del tg1 in occasione del terremoto in abruzzo, quando il giorno dopo, quando c'erano ancora dei morti sotto le macerie, all'edizione della sera non si sono fatti mancare l'occasione di ricordarci lo share. Orribile.

SCIUSCIA ha detto...

Bombe.

elettra ha detto...

Esattamente Deriolend... io sinceramente mi sto rifiutando di guardare la TV e anche di comprare i giornali, sarà un atteggiamento superficiale o menefreghista, non lo nego, ma questa volta non accetto di essere violentata mentalmente da queste immagini agghiaccianti. Mi ha colpito molto un articolo di Gramellini che ti riporto, che secondo me dice una grande verità:

Scossa di coscienza

di Massimo Gramellini

Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com’era la vita nell’isola, fino all’altro ieri. Ho appreso che l’ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l’aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.
Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull’incongruenza di una situazione che – complice la potenza evocativa delle immagini – mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire.

Stefano ha detto...

Per parafrasare un ben più famoso film..."è il circo mediatico, bellezza. E tu non puoi farci niente!"

Vittoria A. ha detto...

Mi trovi pienamente d'accordo con te.

Deriolend ha detto...

ho trovato molto interessante l'intervista che elettra ha trascritto quà sopra,e mi viene da pensare un'altra cosa:ma a noi fa piacere vedere gente che sta peggio?